Mamma e papà, ai tempi, mi dicevano: ”dormi picchì stà notti ti veninu a truvari i murticiddi.” (dormi perché stanotte ti verranno a trovare i morti)

Ed allora chiudevo gli occhi abbracciando Morfeo e la mia cameretta si popolava di spiriti buoni che entravano e vegliavano sul mio letto e, prima di andare di nuovo a spasso per l’universo, lasciavano i loro doni.

La giornata del 2 Novembre si trasformava, allora, in una speciale caccia al tesoro alla ricerca di giochi e dolcetti che i miei cari avevano nascosto per me creando una favola che, nel mio immaginario, ricordo ancora con tanto affetto.

“Acqua, acquissima, fuochino, fuoco… trovato!!!!”

La frutta di Martorana

E li scattava la magia perché trovare il tesoro significava, per noi bambini, avere ancora accanto chi, purtroppo, non c’era più. Forse eravamo creduloni, probabilmente un po’ ingenui, ma vivevamo qualcosa che è unico e che fa parte della tradizione sicula: esorcizzare nei bambini la paura della morte inculcando il culto e il rispetto dei defunti e della propria identità familiare.

La Festa ormai gettonatissima di Halloween in Sicilia c’è sempre stata ed è la Ricorrenza dei Morti che nulla a che spartire con la tradizione celtica e quindi: “Dolcetto o Scherzetto?” Macchè, la frutta di Martorana!

La Frutta di MArtorana

Ma andiamo un pò indietro nel tempo e precisamente all’Anno Domini 1143 a Palermo dove Giorgio d’Antiochia, ammiraglio di Ruggero II, fece erigere la Chiesa Santa Maria dell’Ammiraglio e il relativo Convento e dove, dopo quasi 50 anni, ossia nel 1193, la nobildonna Eloisia Martorana fece costruire il monastero benedettino. Tutto il complesso prese il nome “La Martorana”.

“Ora et labora” era il motto giornaliero delle suore che vivevano lì ed il risultato fu un giardino rigoglioso come non mai, adornato da numerosissimi alberi da frutto di tutti i tipi e da un orto meraviglioso con abbondanza di ortaggi. Il più bello e colorato di tutta Palermo!!!

Le voci di questa meraviglia naturale e biologica arrivarono all’orecchio del vescovo del tempo che, incuriosito, volle andare personalmente a vedere ma in pieno autunno, per la festa di Ognissanti quando gli alberi erano privi di frutti.

Le suore non si scoraggiarono e, tra un Padre Nostro e un’Ave Maria, si ingegnarono e realizzarono i frutti “finti” fatti con pasta di mandorle per adornare gli arbusti spogli e per donare colore al loro giardino.

Erano talmente simili che il vescovo credette al miracolo!

Oggi questi frutti, chiamati pasta Riali (reale), di  mennule (di mandorla) o più comunemente appunto la pasta di Martorana, sono una delle specialità dolciarie più famose di Palermo presenti in tutti i banconi coloratissimi della Pasticcerie Siciliane…ovviamente anche in quelle della mia amata Caltanissetta!

Quando ero piccolo, giocavo all’oratorio salesiano con Davide e Michele Miracolini e dopo una partita al pallone e una a nascondino (ammucciarè), andavamo spesso a rifocillarci nel loro laboratorio di pasticceria dove il loro padre, il Signor Attilio, come un’artista tirava fuori delle opere d’arte dolciarie: cassate reali, cannoli, rollò e quelli che mi incuriosivano di più e che mi facevano brillare gli occhi ossia i fruttini di martorana.

Purtroppo il Signor Attilio non c’è più ma i figli, fortunatamente, hanno saputo ereditare tutti i segreti e l’arte tramandata dal padre facendo rivivere ancora oggi la magia che lui sapeva creare in pasticceria.

Il segreto che mi ha confessato Davide è di utilizzare materie prime di altissimo livello, infatti il pastone di mandorle deve essere privo di qualsiasi additivo chimico e “the last but not the least” è la fase della creatività per rendere questi pasticcini uguali ai frutti che si possono trovare nei banchi del mercato.

vetrina

Oggi, con la Pasticceria Miracolini che ha quasi 50 anni di attività (lode a loro), ho realizzato un video con tutte le fasi della lavorazione (lo trovate sotto) ma prima di salutarvi vi lascio alle parole di Davide: ”Questo è il frutto di tanto amore e sacrificio per questa nobile ed intramontabile storia di amore e tradizione che noi tutti abbiamo la fortuna di ereditare da chi ci ha preceduto. Abbiamo l’onore e il dovere sacrosanto di farlo rivivere anno dopo anno. E di questo siamo grati al nostro grande Maestro, nostro papà”

La preparazione potrebbe risultare complicata ma, con dedizione e dando fondo al vostro estro, potrete realizzare da soli questi piccoli gioielli della pasticceria siciliana.

Basta volerlo!!!

Alla prossima, un abbraccio.



RICETTA

  • 1 kg di mandorle dolci pelate e tritate
  • 10 mandorle amare tritate
  • 800 g di zucchero a velo
  • 100 g di glucosio
  • 200 ml circa di acqua
  • Coloranti alimentari

PROCEDIMENTO

Sgusciare le mandorle. Metterle in acqua calda eliminando successivamente la buccia, lavarle per tre volte in acqua fredda e metterle a scolare.

A questo punto mischiare le mandorle con lo zucchero aggiungendo l’acqua ottenendo un composto omogeneo chiamato “pastone”. Non si dovrà attaccare alle mani (aiutarsi eventualmente con pochissimo amido di mais) e dovrà essere liscio ed omogeneo. Lasciare riposare l’impasto per un paio di giorni.

Trascorso questo tempo, inizia la fase della modellazione dei frutti. A mano libera oppure aiutandosi con le apposite formine reperibili facilmente in commercio. Lasciare riposare per 24 ore.

A questo punto si staccano con molta cura i “frutti” ancora grezzi, muniamoci di coloranti alimentari, un pennellino, dei guanti e diamo vita al pittore che c’è in ognuno di noi.

Coloriamo con pazienza i vari frutti ricordandoci che se volessimo dare anche delle sfumature naturali faremmo bene a passare prima i colori chiari e poi gli altri con tonalità più scure.

Fare asciugare bene il colore prima di decorarli con foglioline, tralci, piccioli…

Buon divertimento.

Fabio Cinque (Food-Blogger)

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Progetto Empiria ()

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